
Nato a Roma il 6 gennaio 1786, ancora fanciullo, si infervorava tanto per la salvezza delle anime,, che tentò innocentemente di fuggire di casa per finire martire tra gli infedeli.
Appena sacerdote si diede con fervore all’apostolato in mezzo al clero e al popolo, preferendo gli umili e gli ammalati. Durante l’occupazione napoleonica di Roma, al Commissario imperiale che gli chiedeva un giuramento di obbedienza all’imperatore e di disobbedienza al Papa rispose con fierezza: “Non posso, non debbo, non voglio”! e preferì l’esilio e il carcere. Fu in quel periodo tempestoso di sofferenze e di lotte che maturò l’idea di una Congregazione di Missionari e di Suore sotto il titolo del Preziosissimo Sangue.
Tornato dall’esilio, il 15 agosto 1815 fondò la nuova Congregazione nel vecchio convento di S.Felice a Giano dell’Umbria. Alla sua Opera e alle Missioni popolari dedicò tutto l’ardore del suo spirito indomito fino alla morte.
Percorse gran parte d’Italia evangelizzando i popoli e Dio moltiplicò i miracoli sui suoi passi.
Poveri, deboli, ammalati, oppressi, carcerati trovavano in lui il benefattore e il padre. Lo zelo lo spinse fino a recarsi nei covi inaccessibili dei briganti per ricondurre quelle anime a Dio e alla società.
La vita di questo Santo abbreviata dalle fatiche e dalle penitenze si chiuse a Roma il 28 dicembre 1837 a 52 anni, e S.Vincenzo Pallotti ne vide volare l’anima al cielo sotto forma di stella e Gesù che le andava incontro.
Molti furono i miracoli ottenuti per la sua intercessione anche dopo la morte. Tra i più strepitosi vanno annoverati quelli approvati dalla S: Congregazione dei Riti per la sua Beatificazione e Santificazione.
Il Papa S: Pio X lo innalzò agli onori degli altari il 18 dicembre 1904 con il titolo di Beato e Pio XII lo santificò il 12 giugno 1954.
Il suo corpo, prima sepolto nella chiesa di S. Paolo, in Albano Laziale, riposa nella chiesa di S. Maria in Trivio a Roma, in Piazza dei Crociferi dove Papa Giovanni XXIII si recò a venerarlo il 4 gennaio 1963.
Parte del suo corpo fu racchiuso in una pregevole urna posta sotto il suo altare in Albano davanti alla quale pregano fedeli pellegrini che vengono da tutte le parti del mondo.
Il 12 gennaio 1873 moriva a Roma, in seguito alle gravi conseguenze patite per colpa di un vetturino “anticlericale” che lo aveva investito con la sua carrozza qualche giorno prima, il missionario del Preziosissimo Sangue Don Giovanni Merlini.
Da quel lontano giorno sono passati 135 anni !
Don Giovanni Merlini era nato a Spoleto il 28 agosto 1795 e dopo aver frequentato le scuole presso i Padri Filippini, fu ordinato sacerdote il 19 dicembre 1818, dedicandosi poi alla cura della gioventù con zelo e passione ammirevole.
Recatosi nell’abbazia di San Felice in Giano dell’Umbria per seguire un corso di Esercizi Spirituali tenuti dal missionario apostolico don Gaspare del Bufalo, ne fu affascinato perché vide in lui la persona che si era giocata totalmente la vita per seguire Cristo e promuovere il Regno di Dio tra i più poveri e diseredati, attraverso il ministero delle “Missioni Popolari”.
Così don Giovanni entrò definitivamente nell’Istituto dei Missionari del Preziosissimo Sangue, fondato da san Gaspare , di cui divenne compagno di predicazione e fedele segretario.
Il 28 dicembre 1847 gli successe come terzo Direttore Generale della stessa Congregazione.
La sua parola carica di fuoco dell’amore di Dio, ma semplice e piana, fece breccia anche nel cuore dei “briganti” che spadroneggiavano ai confini dello Stato Pontificio con il Regno di Napoli, fino a portarli ad una sincera conversione.
In una lettera “sgrammaticata” ma commovente, scrivono allo “stimatissimo e reverendis-simo padre Giovanni” che predica sempre “le cose di Iddio ed ancora quelle della Terra” e “che si quietasse il mondo”, di parlare con il “Signor Padre del Bufalo” perché questi chieda la grazia da Sua Santità in modo di “farli uscire il perdono” dicendosi disposti “ad andare a Roma a petire il perdono del Papa,pronti a condurre con loro anche le loro famiglie, se questo sarà necessario!”
Oltre alla guida del suo Istituto, don Giovanni assistette e diresse santa Maria De Mattias nella fondazione e conduzione dell’Istituto delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo.
La Chiesa ha riconosciuto l’eroicità delle virtù cristiane praticate don Giovanni e lo ha dichiarato “Venerabile”.
Le sue spoglie mortali riposano nella Chiesa di Santa Maria in Trivio, presso la Fontana di Trevi, in Roma accanto a quelle di San Gaspare, suo Maestro.
Ci auguriamo di vedere quanto prima elevare agli onori dell’altare questo meraviglioso apostolo del Sangue di Gesù.
Fatelo conoscere a tutte le persone che versano in particolari necessità corporali e spirituali e invocatene con fede la sua intercessione.
Il Signore continuerà a manifestare la sua gloria attraverso l’amorosa intercessione dei suoi Santi.
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Maria De Mattias nacque a Vallecorsa (Frosinone) il 4 febbraio 1805. Ancora fanciulla imparò dal padre che Gesù, Agnello pasquale, versò il suo sangue per noi peccatori. Negli anni della sua adolescenza scoprì l’infinito amore di Dio per ogni persona, espresso nel Crocifisso, quale prova suprema. Sentì il bisogno di consacrare a lui tutta sé stessa attraverso l’adorazione del mistero della Croce e il servizio ai fratelli e alle sorelle. Ispirata da san Gaspare del Bufalo, fondatore dei Missionari del Preziosissimo Sangue, e guidata dal venerabile Giovanni Merlini, terzo moderatore generale della medesima Congregazione, Maria scoprì che Dio aveva su di lei un grande progetto. Il 4 marzo 1834 ad Acuto (Frosinone) fondò la Congregazione delle Adoratrici del Sangue di Cristo per collaborare all’opera redentrice del mondo. Lo spirito della Congregazione è ben significato nelle parole di Maria De Mattias: “Carità verso Dio e verso il nostro caro prossimo”.